Laboratory of Art and Style

Pinus Sylvestris

Testo e Foto di Stefano Frisoni.

Poco più di un anno fa, mi capitò tramite un carissimo amico, di visionare foto di materiali in vendita. Quello che cercavo era un Pinus Sylvestris in grado di entrare e spiccare nella mia collezione, ma non solo, in grado di suscitarmi emozioni meno artefatte possibili, rimanendo incantato così tutte le volte che la osservavo.
Rimasi colpito immediatamente da questo esemplare per la sua maturità in anni di coltivazione in vaso e per il suo stile (ikadabuki) molto raro e suggestivo.
I miei complimenti vanno al proprietario precedente Peter Brown, per la sua ottima coltivazione in tutti questi anni e a Gordon Duffet per il magnifico vaso in cui alloggia.
Quando mi capita lavorare materiali del genere, in cui artisti anno lavorato e mantenuto per anni, preferisco non stravolgere completamente la pianta, dando sì la mia impostazione gradita, ma rispettando l’ottimo lavoro che è stato fatto precedentemente.
Da qui parte la storia italiana di questo esemplare con un nuovo restyling, elencandovi tutte le fasi della lavorazione .

Pubblicato su Bonsai Magazine, Bonsaitalia, Bonsai News 2006.

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L’aspetto dell’esemplare prima del restyling: il fronte

 

 

 


Il lato destro.

 

 

 


Il retro.

 

 

 


Il lato sinistro.

 

 

 


La corteccia vissuta, la fitta ramificazione e la disposizione dei tronchi principali, sono qualità uniche di questo esemplare, che gli conferiscono un aspetto suggestivo e che costituiscono un punto d’interesse, in grado di attirare l’attenzione dell’osservatore.


La prima operazione da eseguire, è la pulizia e la rimozione dei vecchi aghi: vengono lasciati solamente gli aghi generati nell’ultimo anno. Questo, lavoro permette innanzitutto di rendere la pianta più ordinata come prima cosa e di stimolare l’arretramento della vegetazione tramite lo stimolo al risveglio delle gemme dormienti che si trovano a monte. Ciò consentirà anche alla luce solare di penetrare maggiormente all’interno della chioma, evitando lo “svuotamento” della vegetazione nella parte interna della pianta.

 


 

Prima della rimozione degli aghi vecchi.

 

 

 


 

Dopo l’operazione.

 

 

 


Il lavoro di avvolgimento con il filo di rame, dovrà essere molto minuzioso in modo tale che la presenza del filo non costituisca un effetto ottico d’impatto. Un buon posizionamento del filo, si noterà senza dubbio molto meno se effettuato in modo ordinato e senza accavallamenti.

 


 

Operando in questo modo, sarà possibile posizionare ogni singolo ramo ed ogni singolo ciuffo di aghi nella posizione ottimale, che renderà la presenza del filo un aspetto estetico di bassa rilevanza, e consentirà di ottenere palchi con una vegetazione uniforme.

 


L’eliminazione dei principali difetti è un elemento ancora più importante della valorizzazione dei punti di interesse. Un ramo fuori posto o posizionato in modo errato potrebbe rendere vano il lavoro di valorizzazione.
Qualsiasi osservatore, verrebbe colpito come prima cosa da un inestetismo e solo dopo arriverebbe a leggere i pregi del bonsai.

Questo esemplare viene fortemente penalizzato dalla presenza di un ramo frontale, che oltre ad essere in una posizione molto bassa e troppo vicina al piano del terreno, nasconde il piede dell’albero che in questo caso è uno degli elementi di pregio.


 

Dopo l’eliminazione del ramo, il moncone viene trasformato in jin.

 

 


 

L’aspetto dell’esemplare dopo avere eliminato il ramo basso. In seguito a questo intervento, avremo una pianta con il fronte più aperto verso l’osservatore, più intrigante e più bilanciato. A questo punto è possibile stabilire le corrette proporzioni per la definizione dei palchi superiori e dell’apice.

 


L’affascinante composizione dei tronchi.

 

 

 

 


Al termine del restyling:
il fronte, altezza 65 cm. Larghezza 90 cm.

 

 


 

Il retro

 

 


 

Il lato sinistro.

 

 


 

Il lato destro.

 

 



 

Personalmente sono molto soddisfatto del lavoro ottenuto, esaltando lo stile che si ritrova in natura scaturita da una pianta caduta a causa delle avversità, la quale va a generare all’inizio grossi rami fino a farli divenire col tempo veri e propri tronchi.
Uno splendido esempio di come la vita reagisce alle naturali avversità.