Laboratory of Art and Style

La Venere

Foto e Testo di
Stefano Frisoni


La Venere, la Dea della bellezza….
Riuscire a catturare la bellezza nascosta da troppo tempo, esaltando la sua forma ed il suo carattere così femminile…. Sono le sfide che mi pongo ogni volta che guardo una pianta e che mi rallegrano a lavoro ultimato. La storia di questo Cupressus Sempervirens risale a più di dieci anni fa, quando ancora la sua forma e la sua chioma era poco credibile come bonsai.


Analisi
Quando mi proposero questa pianta rimasi subito affascinato dalla delicatezza del suo movimento e dal tanto lavoro ancora da svolgere per inserirla nella mia collezione.
Era necessario riprendere lo shari ripetutamente scavato e fresato negli anni dal precedente proprietario. Non avendo più secco su cui agire, decisi di eliminare vecchie fresature longitudinali dando movimento al tutto scavando in punti precisi e laterali esaltando così le curve. Un cambio d’inclinazione e una leggera rotazione della pianta, completavano il lavoro di movimento.
Un leggero movimento, una chioma tondeggiante e armoniosa portava anche ad un cambio di vaso, soprattutto nella sua forma che dimensione.
Adoro incorniciare piante aggraziate con vasi a forme nette, questo stacco secondo me rende più evidente e meno monotono tutto l’insieme.
La vegetazione si presentava allungata nella parte bassa favorendo così lo scarto di rami interni più deboli e troppo corta nella parte alta avendo così rami molto pieni e privi di lunghezza che potevano servire a chiudere zone con poca vegetazione. Il primo ramo di destra si presenta molto rigido e statico stonando così con tutto l’insieme armonioso che si voleva creare.

Tecnica
In mancanza di materiale su cui lavorare (foto 4) e poter quindi non dare forma a proprio piacimento allo shari, ho puntato tutto sul rendere meno artificioso e più naturale possibile il secco rimanente.
Con l’aiuto di frese, sgorbie elettriche e manuali sono partito ad evidenziare e delineare la parte viva della pianta , scavando leggermente ai bordi esaltando così la vena rendendola meno piatta ma più rigonfia rispetto al secco. Si eliminano le vecchie fresature longitudinali creando, con le sgorbie, nuove linee seguendo le venature della pianta ed in fine per esaltare il movimento dell’albero ho scavato all’interno curva rendendola più visibile e netta.
Terminata questa fase, si procede al trattamento d’invecchiamento dello shari con il fuoco. Il fuoco può essere mortale ma con le dovute cautele possiamo farcelo amico ed aiutarci a ricreare quello che il sole, l’acqua, il freddo fanno col passare degli anni alle parti secche delle piante in natura.
Proteggendo le parti vive con stracci umidi si procede più volte nel bruciare e raffreddare immediatamente la parte trattata. Questo sbalzo termico provoca delle aperture (foto 14) molto naturali e apprezzabili.
Il passo seguente viene determinato dalla sabbiatura (sandblaster) della parte bruciata. Questa tecnica già utilizzata ci permette di eliminare la parte carbonizzata, levigare proprio come fa il vento negli anni (foto 18) e scavare ulteriormente dove riteniamo opportuno in questa fase finale di rifinitura.
E’ consigliabile per chi si accinge ad usarla per la prima volta di proteggere molto bene la pianta, dal vaso al terreno, dalla vegetazione ai rami fino alle vene vive lasciando fuori solo la parte da trattare. La macchina, in sede alla Scuola Progetto Futuro, deve essere di livello professionale per dare maggiore garanzia sul lavoro e protezione per chi la usa.
Le parti che rimarranno più scure dopo la sabbiatura sono determinanti, (foto 17) infatti dopo una leggera passata di liquido per Jin molto diluita ed il passare di qualche giorno daranno all’insieme tridimensionalità con l’effetto del chiaro-scuro e non piatto a tinta unita.
Posizionata con la sua nuova inclinazione e rotazione si passa all’impostazione della chioma. Il primo ramo sulla destra, dove si notava che era molto rigido viene coperto in parte dalla vegetazione. Questa operazione verrà rimandata con calma al prossimo anno quando la pianta sarà libera di vegetare riprendendosi dagli stress subiti.
Per compensare la parte bassa, molto lunga e priva di vegetazione interna a quella alta corta e compatta, si taglia per riequilibrare tutta la chioma. Quindi nella parte bassa taglieremo in lunghezza la vegetazione compattando gli impalchi, mentre nell’apice andremo a sfoltire distendendo il più possibile la ramificazione.
Nel frattempo si pensa anche al nuovo vaso (foto 20-21), verrà solo spostata nel periodo opportuno cambiando l’inclinazione ed il nuovo fronte senza eseguire un vero e proprio rinvaso per non dare troppi stress alla pianta. Come detto in precedenza, mi piace spezzare le linee morbide dell’albero con quelle nette del vaso e questo Tokoname fa proprio al caso mio, linee moderne con sfumatura di colore verso il basso e stesse misure di quello precedente.
La chioma è quasi ultimata, durante la filatura si fa molta attenzione a rendere il filo meno visibile possibile, questo è dato da spire più allungate e precisione nel legare due rami con lo stesso filo senza incrociare e fare bilance. La scelta del diametro giusto per ogni ramo è determinante se si vuole presentare al pubblico una pianta ancora legata.
Dieci giorni prima della presentazione si inizierà ad eliminare qualche filo che più disturba e distoglie l’osservatore, e se il rame non si è ancora ossidato rendendosi più scuro e meno visibile si agirà con un pennellino ed una goccia di liquido per Jin.
Il lavoro per ora è terminato, manca solo la posa nel nuovo vaso per rendere completo questo lavoro.
Ora la Venere fa bella mostra nel mio giardino, orgogliosa di questa nuova veste e di questa storia scritta, ma anche curiosa di sapere come sarà nella sua maturità.

Pubblicato su Bonsai Focus 2007.
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foto 24
foto 25

 

Foto 26

Didascalie x le foto.

1a.
La foto ritrae la pianta dieci anni fa nel momento dopo la raccolta.
2a.
La prima impostazione data dal precedente proprietario si presume.
3a-4a-5a
la pianta come si presentava al momento dell’acquisto prima della completa ristrutturazione.
6a-7a-8a
Come si presentava lo shari prima d’intervenire.
9a-10a
La lavorazione dello shari con frese, sgorbie elettriche e manuali.
11a-12a-13a-14a
L’applicazione della tecnica del fuoco che ricrea in modo molto naturale quello che il tempo e le avversità atmosferiche scolpiscono.
Il fuoco è anche protettivo contro il deterioramento causa ristagni e umidità del legno morto.
15a-16a-17a-18a
Dopo la sabbiatura della parte, il legno risulta levigato e pulito dalle scorie del fuoco. Le parti più scure rimaste serviranno per rendere il lavoro molto più naturale dopo una passata di liquido per Jin.
Bisogna fare molta attenzione nel proteggere tutte le parti vive e non da trattare quando si usa questa tecnica.
19a.
Si incomincia la minuziosa legatura e impostazione dei singoli impalchi.
20a-21a.
Nel frattempo si da uno sguardo anche al nuovo vaso, un Tokoname con forma moderna e lineare per dare più risalto alla forma morbida e delicata dell’albero.
22a.
L’impostazione della chioma segue al meglio, facendo molta attenzione al posizionamento e al diametro del filo di rame in modo che non risulti molto invasivo nel disegno finale.
23a.
La foto ritrae il lavoro finale.
Tra qualche mese il bianco del liquido per Jin perderà la sua tonalità bianca virando sul grigio più scuro in certi punti, grazie alle bruciature effettuate, rendendo la parte meno d’impatto e più naturale.
24a.
Finale lato destro.
25a.
Finale retro.
26a.


Congresso Nazionale UBI 2007.